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LE RAPE E L'ACQUA

Alla scuola Lambruschini, il Giorno della Memoria prende forma in un piccolo grande uomo di 95 anni. Si chiama Roberto Zausa ed è il nonno di un nostro compagno. Cammina curvo, appoggiandosi al suo bastone; il suo sguardo è dritto e fermo: è lo sguardo della dignità che non dimentica. E’ nato l’8 settembre 1920 . L'8 settembre 1943 si sono aperte per lui le porte del carro bestiame che lo avrebbe condotto dalla Slovenia alla Germania. Viene condotto in un campo di lavoro, ma poi ne conosce tre: Dacau, Zieghenaion e Alendorf. Da quel momento non è più un uomo, è un numero: 78144. Viene preposto allo scarico delle armi dai carri. Dal suo racconto i bambini hanno immaginato la quotidianità in un campo di concentramento. Sveglia due ore prima dell’orario di lavoro; un’ora per prepararsi, un’ora per l’appello in cortile “perché dovevamo esserci tutti”. “Per due anni ho mangiato acqua e rape una volta al giorno”. “Il sabato era il giorno del bagno: tutti nudi partivamo dalla nostra baracca per andare nella baracca delle docce; prima scendeva acqua ghiacciata, poi acqua bollente e vicino a noi c’era il soldato con il frustino. Molti non sopravvivevano al bagno”. “Dormivamo su tavolacci di legno: non so in quanti. Una mattina mi è capitato di svegliare il mio vicino ma non ho potuto perché era morto”. “In bagno potevamo andare se la guardia lo desiderava, altrimenti ce la facevamo addosso”. “Fucili, pistole, frustini e bastoni erano dappertutto e sempre potevano colpire”. Le parole di nonno Roberto sono state ascoltate da orecchie attente, da occhi trepidanti, da bocche silenziose, da menti che ricercano un perché.

Qualche colpo di tosse ha interrotto i suoi racconti, quasi a scandire lentamente, come lancette d' orologio, gli istanti di quella lunga prigionia. In una lettera nonno Roberto ha chiesto al Governo Tedesco se poteva “condire” le rape che aveva mangiato insieme ad “acqua una volta al giorno per due anni della sua vita”. Gli hanno risposto che tutto è stato pagato e nulla più è dovuto.

Alla Lambruschini abbiamo scosso la testa.

Nonno Roberto ci ha consegnato una speranza: noi non vedremo più guerre. Questa è la speranza di chi impara, ogni giorno a vincere e a vivere come ha fatto lui.

 

In memoria di Giorgio Perlasca

 

Dell’incontro che gli studenti della Galilei hanno avuto con Franco Perlasca, figlio di Giorgio Perlasca, è già stato scritto in questo sito. All’incontro ho partecipato anch’io e vorrei proporre qualche ulteriore riflessione  sulle  parole dette da questo signore gentile, distinto, misurato nei gesti e nell’eloquio, pensoso.

Giorgio Perlasca eroe? No, dice il figlio, non eroe nell’accezione che diamo comunemente a questo termine, cioè persona alla ricerca di onore e fama, ma semplicemente uomo giusto, che si è opposto alla barbarie nazista contro gli ebrei perché  lo riteneva suo dovere, perché non poteva far finta di non vedere. Un imperativo categorico morale  gli impose di fare qualcosa. E Lui lo fece, con sprezzo del pericolo, usando intelligenza, astuzia, passione civile, amore per l’umanità. Ed ha salvato almeno cinquemila ebrei ungheresi dalla deportazione e quindi da una morte quasi certa.

Giorgio Perlasca è stato inserito nell’elenco dei Giusti fra le nazioni e in suo onore è stato piantato un albero nel giardino dei giusti a Gerusalemme, nello Yad Vashem, il memoriale ufficiale  delle vittime ebree dell'olocausto.

Alla curiosità di uno studente che chiedeva come si entra nell’elenco dei Giusti, Franco Perlasca ci ha spiegato che in Israele è stato istituito il Tribunale del Bene. Questo tribunale, mediante una complessa procedura, raccoglie documenti e testimonianze sulla base di segnalazioni pervenute e soltanto al termine di un’attenta e rigorosa valutazione, iscrive una persona nel registro dei Giusti fra le Nazioni che, a tutt’oggi conta 24.000 nomi. Molto suggestiva la definizione Tribunale del Bene. Nel senso comune, siamo abituati a pensare ai tribunali come luoghi dove si esamina il Male in tutte le sue accezioni – furti, omicidi, evasioni fiscali… - e si stabiliscono le pene – arresti domiciliari, carcere, ergastolo…- Nel Tribunale del bene, si ricercano le azioni buone delle persone buone e giuste e le si certifica con esattezza e verità.

Gli studenti, dopo un iniziale, timido, imbarazzo, hanno posto al nostro ospite numerose  altre domande, più attinenti alle sue emozioni ed esperienze personali. Ne riporterò una: che tipo di padre era Giorgio Perlasca? E veniamo a conoscere un ritratto di padre tipico del Novecento, di poche parole, poco incline alle affettuosità dei nostri giorni, operoso, che si proponeva al figlio con l’esempio ed il fare. Tanto riservato da non raccontare mai in famiglia il Bene che aveva fatto in Ungheria.

Personalmente mi ha commosso molto il racconto del dolore provato da Perlasca nel momento in cui, non potendo tirare giù dai treni tutti gli ebrei diretti alla morte, una volta salvò soltanto un anziano ebreo, che si sporgeva dal finestrino del treno con il petto della giubba ricoperto di medaglie. Evidentemente costui aveva combattuto la prima guerra mondiale sotto le insegne dell'Impero austro/ungarico, si era  distinto per atti valorosi viste le numerose decorazioni meritate ed ora i nazisti lo ringraziavano così, ignorando il suo passato di fedele e valoroso patriota, e considerandolo soltanto un misero ebreo da inviare ai forni crematori. Perlasca lo scelse e lo salvò.

Non aggiungo altro. Grazie del suo tempo, Sig. Perlasca. Grazie di averci parlato di suo padre.

 

LEI COSA AVREBBE FATTO AL POSTO MIO?

Lei cosa avrebbe fatto al mio posto?

Il 27 Gennaio si celebra il Giorno della Memoria per una delle pagine più tristi della storia moderna. Per percepire sulla propria pelle che cosa realmente significhi la “Shoah” pensiamo per un attimo. Non ai milioni dei deportati nei campi di sterminio. Pensiamo, in un dato momento della nostra vita, ad alcuni compagni di scuola. Esattamente come noi; ex bambini che si affacciano, da ragazzi, ad una vita piena di dubbi, riflessioni, ma soprattutto avendo voglia di viverla. Da un giorno all’altro notiamo nel loro abbigliamento qualcosa di differente. Una specie di distintivo, che non è il marchio di questa o quella griffe alla moda. Ha la forma di una stella, una strana stella, insolita, dotata di sei punte. Si chiama “Stella di David” e tutti gli Ebrei ricevono l’obbligo di indossarla. Pian piano, senza accorgercene, i ragazzini con la Stella di David vengono messi al bando, emarginati dalla classe stessa, dagli insegnanti, dal preside, dagli altri compagni. Successivamente, senza un’apparente spiegazione, non ci sono più. Non fanno più parte della classe. Non fanno più parte della nostra vita. E non possiamo neppure domandarci il perché.

Ciò che abbiamo scoperto in occasione di un incontro, avvenuto il giorno 22 gennaio nell’auditorium nella scuola media “Don Minzoni” ci ha scioccato. Luca Cognolato, l’autore del libro “L’eroe invisibile”, venuto da noi per presentare il suo romanzo e parlare di Olocausto con tutti gli alunni, ha utilizzato questo escamotage per mettere davanti ai nostri occhi l’immediatezza del male, la semplicità con cui esso si esprime, la facilità con cui è stato possibile, circa settant’anni fa, quasi cancellare dalla faccia della Terra un intero popolo, coinvolgendo alcuni compagni in una messinscena cruda e convincente. Luca Cognolato è una persona affabile e alla mano e, nella chiacchierata che abbiamo fatto con lui, mentre illustrava la storia del suo libro , ci ha raccontato una delle poche storie a lieto fine di quegli anni bui. Ci ha fatto sapere che, quando il diavolo in persona forse non avrebbe saputo fare di peggio, qualcuno è stato capace di dire di no.

No alla violenza, alla crudeltà, alle barbarie. Giorgio Perlasca, commerciante di carni, spacciandosi per diplomatico dell’ambasciata spagnola in Ungheria, fu capace di salvare, a sprezzo della sua stessa vita, migliaia di ebrei dalla deportazione e dalla morte certa.

Tornato in patria, la sua storia rimane sepolta nel suo cuore, finché non viene portata alla luce da  alcune donne ebree ungheresi da lui salvate . Esse, a fine degli anni ’80 misero sul giornale della Comunità ebraica spagnola un avviso di ricerca nei confronti di un diplomatico, Jorge Per Lasca, che aveva salvato loro e tanti altri correligionari durante gli ultimi, terribili mesi di guerra,  e, alla fine di una ricerca tutt’altro che facile, rintracciarono un italiano, un certo Giorgio Perlasca.

Lui ha avuto la capacità di dire di no di andare contro corrente. A ben vedere è proprio questa la caratteristica che più ci è rimasta impressa, quella di agire secondo coscienza, nel rispetto della vita umana, senza piegarsi a chi aveva deciso diversamente. E infatti, durante l’incontro, l’autore ha risposto così, a chi gli chiedeva chi fossero i “Giusti”, poichè di tale riconoscimento era stato insignito Giorgio Perlasca da parte della comunità ebraica:

-  Anche solo se difendi una tua compagna che viene presa in giro, e non ti accodi a chi la schernisce, ti comporti da “Giusto”.

Vorremmo che ci rimanesse sempre questa consapevolezza. Perchè non voltarsi dall’altra parte, dire di no a ciò che è sbagliato, anche ai nostri giorni può far spalancare i cancelli di mille Auschwitz moderni, siano essi Mafia, Bullismo, Razzismo. E allora il giorno della memoria non sarà solo commemorazione, ma sguardo verso un futuro migliore.

Piergiorgio Pilli  e  Maria Giovanna Fabiano

 

Leggere per non dimenticare

In occasione della Giornata della Memoria nella Biblioteca della scuola “Galilei” è stato allestito uno scaffale dedicato alla Shoah.

Fra i titoli ricordiamo Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi; Primo Levi, La tregua, Einaudi; Jerry Spinelli, Misha corre, Mondadori; Louis Malle, Arrivederci ragazzi, Archimede; Luca Cognolato, Silvia Del Francia, L’eroe invisibile, Einaudi Ragazzi; Winfried Bruckner, I ragazzi di Varsavia, Giunti Marzocco; Francesco Selmin, Nessun “Giusto” per Eva. La Shoah a Padova e nel padovano, Cierre Edizioni; Fred Uhlman, L’amico ritrovato, Feltrinelli.

Un libro molto speciale si è aggiunto alla collezione della Biblioteca Galilei, grazie alla Preside che l’ha donato alla scuola. Si tratta di Giorgio Perlasca, L’impostore, Il Mulino, autografato dal figlio Franco in occasione dell’incontro tenutosi presso la nostra scuola il 16 gennaio. Per non ripetere.

 

"Amo chi legge" porta nuovi libri alla Biblioteca Galilei

Il Progetto Amo chi legge e gli regalo un libro, ha iniziato a portare frutti!

Sono stati acquistati da generosi genitori della scuola sei libri che vanno ad arricchire la collezione della Biblioteca Galilei. Ecco i titoli: Fabrizio Silei, La doppia vita del signor Rosemberg, Salani (Premio Andersen 2012); Andrew Clemens, La pagella, Bur Ragazzi; Zita Dazzi, Bella e Gustavo, Il Castoro; Angela Nanetti, P come prima (media), G come Giorgina (Pozzi); Fabrizio Silei, Il bambino di vetro, Einaudi Ragazzi e il grafic novel Federico Appel, Pesi Massimi. Storie di Sport Razzismi Sfide, Sinnos.

Nel ringraziare tutti coloro che hanno già partecipato all'iniziativa, ricordiamo che presso le librerie Pel di Carota di via Boccalerie e Piemme di Tencarola,  ci sono ancora molti libri che aspettano di essere acquistati per la nostra Biblioteca.

Contiamo su una partecipazione ancora più numerosa!

 

Storia e Memoria, maestre di vita

E’ un silenzio quasi assordante il protagonista del racconto che le classi seconde e terze del Plesso della Scuola Secondaria Galilei hanno potuto ascoltare la mattina del 16 gennaio. Quale silenzio? Il silenzio che ha custodito a lungo, per ben quarantacinque anni, una grande impresa, l’impresa di aver salvato da un destino di morte migliaia di persone.

Ad incontrare i ragazzi presso l’auditorium di via della Biscia, infatti, nell’ambito delle iniziative volte a celebrare la Giornata della Memoria del prossimo 27, è stato Franco Perlasca, figlio di quel Giorgio Perlasca il cui nome risplende a Gerusalemme tra i Giusti fra le Nazioni, e in ricordo del quale un albero è stato piantato sulle colline che circondano il Museo dello Yad Vashem (oltre che nello spazio dedicato adiacente al Tempio dell'Internato Ignoto a Padova).

Presidente della Fondazione Giorgio Perlasca, nata per mantenere viva la memoria delle tragedie della Storia, ma specialmente l‘esempio morale dei Giusti, di coloro che seppero opporsi alle inenarrabili violenze del passato senza poi divulgare il proprio operato,  Franco con pacatezza ed in modo semplice ha coinvolto un folto stuolo di alunni interessati, rispettosi, attenti.

La storia di suo padre è affiorata con delicatezza attraverso la proiezione del  video “La Storia come maestra di vita”, girato in collaborazione con Piero Angela, e tramite il suo resoconto lucido ed efficace di figlio che “ha capito solo dopo tanti anni il valore della scelta del silenzio “ di papà.

“Ho faticato a lungo – ha commentato Franco - a comprendere perché non mi avesse mai detto nulla del fatto che, pressoché da solo, nell’inverno del 1944-1945 a Budapest fosse riuscito a salvare dallo sterminio nazista migliaia di ungheresi di religione ebraica inventandosi un ruolo, quello di Console spagnolo, lui che non era né diplomatico né spagnolo. Poi ci sono riuscito: semplicemente egli riteneva d’aver fatto il proprio dovere, nulla di più e nulla di meno”.....

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